Cenni storici - Città di Darfo Boario Terme

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Cenni storici

Darfo Boario Terme (dalla voce più antica Garf", in dialetto "Darf") è il più popoloso ed importante centro industriale, commerciale e termale della Valle Camonica. Si sviluppa lungo le due rive del fiume Oglio, alla confluenza di questo con il torrente Dezzo, in un'ampia pianura alluvionale, ai piedi di un imponente massiccio roccioso che culmina con il monte Altissimo, ad una decina di km a nord del lago d'Iseo.

Attorno al centro, cioè Darfo, Boario Terme, Corna, Montecchio, si sviluppano a raggiera: Erbanno, Gorzone, Sciano, Angone, Fucine, Pellalepre, Bessimo sup. e Capodilago.

I quattro più importanti rioni della città (Darfo, Boario Terme, Corna e Montecchio) sono compatti fra loro e formano una specie di quadrilatero, al centro del quale si trova la località "Isola", che prende il nome dal fatto che è situata in un'ansa del flume Oglio.

La superficie comunale e di kmq 36.200 e presenta notevoli dislivelli dal punto di vista altimetrico: dal minimo di Bessimo sup. (m 206) al massimo del Dosso Sparviero (m 1895). I rilievi più importanti del Comune sono: il monte Erbanno (m 1664) e il monte Altissimo (m 1704) a nord-ovest, il Dosso Blussega (m 1810) e il Dosso Sparviero (m 1895) a sud-ovest. La zona presenta strati rocciosi a Montecchio e Corna, ghiaia e sabbia lungo 1'alveo dell'Oglio.

La collocazione geografica di Darfo Boario Terme alla confluenza del torrente Dezzo, proveniente dalla Val di Scalve, nell'Oglio e la presenza dei Monticoli a sbarrare il passo fra la media e la bassa Valcamonica ne hanno fatto, fin dall'antichità, un importante centro militare e commerciale. La zona e stata abitata già in epoca preistorica: le incisioni rupestri, in località "Corni freschi" (Attola) a Montecchio, e quelle trovate in località "Crape-Luine-Simoni" fra Corna, Gorzone, Boario Terme e il lago Moro, sono le prime testimonianze storiche della zona. Sempre in località "Luine" sono stati scoperti reperti dell'età del bronzo; in località "Moia" sono state individuate raffigurazioni di dischi solari e nella zona di "Sorline", presso il lago Moro, sono state scoperte altre importanti incisioni.

Nell'area "sacra" di Crape-Luine e Simoni, di notevolissima importanza storica, sono state rinvenute alcune iscrizioni nell'alfabeto che alcuni chiamano "nord-etrusco" o "retico". Sulla collina di Montecchio, già nel 1897, era stata trovata un'importante ascia di bronzo, oggi conservata nel Museo Romano di Brescia, donata da Medoro Caprinali. E' molto probabile che si riferisca ad una necropoli ancora romana (almeno tardo-imperiale) la notizia della scoperta di "quei tanti cadaveri che di tempo in tempo vengono scoperti nel far delle buche" che si ricava da una relazione anonima del 1808. La necropoli, con tombe "in pietra viva o quadroni fatti d'incastro di terra cotta" farebbe più pensare al periodo tardo-imperiale e non all'epoca barbarica, anche se proprio di quest'epoca (VI-VII secolo) è stato ricco di ritrovamenti il territorio compreso tra Corna e Darfo. La fibula trovata nel 1886 in un campo del beneficio parrocchiale di Darfo, pertinente ad una tomba, fu il primo indizio. Altro materiale particolarmente importante fu trovato a Corna nel 1906 e a questo si aggiunsero le quattro tombe scoperte nel 1939 e nel 1958 presso il Municipio, con un corredo assai vario. Particolarmente significative è stato, infine, nel 1963 il ritrovamento a Erbanno di altro materiale del VI-VII secolo.

Tutti questi ritrovamenti ed altri elementi fanno ritenere che Darfo in tale epoca, cioè tra il VII ed il XIII secolo, fosse divenuto un centro importante, forse ereditando il ruolo avuto da Cividate in epoca romana e quello avuto da Rogno, per il settore religioso, nel periodo alto-medioevale.

Ai piedi del nucleo storico di Erbanno si estende la pianura alluvionale del fiume, oggi densa di abitazioni e di Industrie, ma fino a pochi decenni fa destinata a colture agricole. Alcuni millenni fa tale pianura era sede di un bacino lacustre, che si estendeva dall'attuale lago d'Iseo fino a Cividate Camuno. Ciò è accertato, oltre che dalla natura del sottosuolo, anche dalla presenza nelle incisioni rupestri della zona di inequivocabili strumenti di pesca, quali rudimentali reti e gabbie.

Le rocce affioranti che formano i caratteristici Monticoli sono di arenaria rossa, detta anche "pietra Simona", dalla località Simoni di Gorzone dove viene cavata dai tempi remoti. La pietra Simona, elemento fondamentale e caratteristico della natura e del paesaggio della bassa Valcamonica (e di Darfo Boario Terme in particolare) è stata, per la sua naturale disponibilità, di base per 1'arte rupestre. La stessa pietra, che ci ha conservato i messaggi del passato, è stata usata anche per costruire castelli, torri, abitazioni, muri a secco e, tutt'oggi, continua ad essere utilizzata nell'architettura minore, nelle panchine, nelle aiuole, negli oggetti artistici di produzione artigianale e nei monumenti.

La pietra Simona e un'arenaria di origine metamorfica di contatto; presenta piani di strato omogenei e dei piani di frattura a 45 gradi. Ha una solubilità dei cementi negativa, è porosa, permeabile e resistente agli agenti chimici. E' una roccia elastica e presenta una notevole resistenza alla lavorazione. II suo peso specifico e calcolato uguale a 33 q.li/mc e, levigata, presenta una lucen-tezza opaca con venature. La caratteristica che la rende immediatamente riconoscibile è data dalla sua invariabile colorazione rosso-violacea. La versatilità di questa arenaria, nel Medioevo, reggeva la concorrenza dei marmi.

Ha scritto Marcello Ricardi, nel n. 1 della rivista "L'Ogliolo", che "avere il portale di casa in pietra Simona significava essere una famiglia in vista nelle Vicinie, sia per il proprio censo che per il peso politico. In molti paesi della Valle Camonica tali strutture sono ancora in ottimo stato e spesso portano incisa la data dell'inaugurazione...". II lavoro dei cavapietre e degli scalpellini aveva e mantiene ancora oggi un carattere artigianale.

I Monticoli hanno più volte protetto la piana di Boario dalle piene del fiume Oglio. II più alto raggiunge m 394.

Il territorio del Comune di Darfo Boario Terme è percorso, oltre che dal fiume Oglio, dal torrente Dezzo, dal Rovinazza, dal Budrio, dal Re, dall'Ogliolo e dal canale idroelettrico Italsider. Fiumi e torrenti hanno causato, fin dai tempi antichi, seri danni con le loro inondazioni. E' sufficiente ricordare i gravissimi disastri provocati dal crollo della diga del Gleno (1 dicembre 1923) e dall'alluvione del 16 settembre I960.

II Comune di Darfo Boario Terme, in origine, comprendeva il capoluogo, Montecchio, Pellalepre, Fucine, Corna, Boario e Gianico (che si distaccò da Darfo dopo la meta del secolo XVII). Nel 1929 si ampliò con 1'aggiunta dei Comuni già autonomi di Gorzone (con Sciano) e di Erbanno (con Angone) e nel 1959 con 1'aggiunta di Capodilago e di Bessimo superiore, già appartenenti al Comune di Angolo.

Se Montecchio e le scomparse "terre" di Ronco e di Bobiano sono nomi di origine tardo romana, se Corna e Boario sono di derivazione altomedioevale, Darfo, con il suo nome forse di origine germanica (Dorr), è una preziosa ulteriore testimonianza per indicare un'origine longobarda della località.

Darfo Boario Terme e il più popoloso Comune della Valle Camonica ed e stato dichiarato città il 6 ottobre 1968. L'avvenimento è ricordato da una lapide dettata dalla prof. Margherita Biondi che recita: "Insignita del titolo di città - Darfo - onora sua gente operosa e vigile custode - delle patrie virtù - nel fervore di una sempre più intensa attività - 6 ottobre 1968".

In data 8 maggio 1968, con deliberazione n. 66, il Consiglio comunale decise di mutare la denominazione del Comune in quella di maggior risonanza turistica di Darfo Boario Terme.Tale decisione venne sancita dal Presidente della Repubblica con decreto n. 38 del 28 gennaio 1969.

Sull'etimologia del nome sono state avanzate diverse congetture. Secondo 1'Olivieri il nome è un composto "ad arvum", cioè"al campo". Secondo Mario Gallotti deriva dalla voce mediterranea "arbe", della onomastica fluviale alpina. Altri studiosi pensano che derivi dal tedesco "dorf' (villaggio). Don Lino Ertani avanza 1'ipotesi che Darfo derivi dalla voce dialettale antica"Garf" (terreno franoso, ghiaioso e sassoso). La pronuncia dialettale e infatti "Darf" e tutto il suolo ove sorge 1'antica Darfo e un cono di deiezione dei torrenti Rovinazza e Re che portarono a valle numerosi sassi e detriti.